martedì 16 dicembre 2014

Sandro Gozzo ai Volontari di SC

Appello ai giovani che oggi svolgono il Servizio Civile


Per valutare se il vostro Servizio Civile è “completo” come esperienza formativa, dovrete aver affrontato anche i temi dell’obiezione di coscienza, della nonviolenza, del pacifismo e della guerra, dell’antimilitarismo, dell’educazione ai diritti e ai doveri umani
Bisogna che ciascuno di voi riconosca di aver modificato qualcosa in meglio, anche di piccolo ma di significativo, nelle proprie abitudini e nella propria visione del mondo.

Alla domanda “che cosa avete imparato dal Servizio Civile” dovreste rispondere di aver appreso, oltre alle competenze specifiche e differenti a seconda dei luoghi e delle attività, alcune cose comuni e semplicissime. 
La prima è questa: il problema della pace è molto complesso. Esso richiede una riflessione profonda e continua. Questa riflessione si articola nei diversi settori di cui l’universo pacifista si compone. La letteratura specifica, gli studi e le esperienze in ciascun settore sono ormai tantissime e molto avanzate. 
Per questo motivo dovreste aver appreso che non si può improvvisare alcun discorso o problema sociale come se si fosse al bar, cioè senza considerare seriamente e per prima l’opinione di coloro che hanno già affrontato e risolto con successo quegli stessi problemi in tante parti del mondo. Esprimere le proprie opinioni (doxa), ascoltare con pazienza anche le più astruse e superficiali è azione vitale per il dialogo, ma ciò che cambia la storia e la nostra vita è trasformare mille voci in un coro
Le nostre opinioni personali sono importanti ma l’essenziale è saper riconoscere e accordarsi sull’opinione giusta (orto-doxa). 
Questo è difficile ma non impossibile. Chi non crede in questa possibilità è già schierato dalla parte dei conservatori dello status quo, cioè dalla parte di coloro che mai hanno voluto cambiare e mai hanno cambiato la realtà. 
La violenza e la guerra sono considerate ancor oggi come epidemie millenarie dell’umanità, ma a volte basta una saponetta, una bollitura o una goccia di vaccino per eliminare la condanna di flagelli secolari considerati punizioni di Dio fino all’altro ieri. Dovreste aver compreso che il vaccino contro la violenza è già stato inventato molti secoli fa, fu sperimentato individualmente da Socrate nel 400 a.C. da Massimiliano nel 295 d.C., da Francesco d’Assisi nel 1200, finché Gandhi, Luther King e tanti altri nel XX secolo lo usarono in forma “industriale” ottenendo risultati definitivi nella lotta al dominio straniero o all’apartheid. E tuttavia, anche nel loro caso, se una persona sola decide di non usare quel vaccino, la peste della violenza continua a contaminare tutti. Ciò significa che avremo sempre con noi e in noi la violenza, ma se sapremo bloccarla nel suo primo sorgere, nelle individualità fragili e malate; se tutti insieme sapremo arginare i focolai sempre rinascenti del sopruso fisico e ideologico e del dogmatismo fatalista, allora essa non diventerà mai “di massa” come nelle guerre. Tutto ciò che viene conquistato con le armi, deve essere difeso con le armi. Gli eserciti permanenti in tempo di pace sono la minaccia più grave alla pace stessa: così è scritto nella Dichiarazione dei Diritti della Virginia, ma l’articolo fu tolto nella Costituzione degli USA e da allora i disastri sono sotto gli occhi di tutti.
Dovreste essere convinti che non si può affidare a nessuna persona o organizzazione il monopolio della violenza, né la sua gestione e il suo esercizio: semmai il suo controllo va affidato a persone esperte nella risoluzione nonviolenta dei conflitti e non nella loro “soluzione” militare. Dovreste aver intuito che la guerra alla guerra si fa tutti assieme, uniti attorno ai principi fondamentali della nostra costituzione e della Dichiarazione Universale, rafforzando quei governi che rifiutano di essere subalterni alle lobby delle armi e dell’economia. Se vi dovesse cogliere lo sconforto di fronte a questa lotta immane, chiudete gli occhi, non ascoltate le sirene dei prepotenti, pensate all’incredibile avanzamento del benessere e del diritto.
Dovreste essere entusiasti di vivere al giorno d’oggi consapevoli del lento ma inesorabile progresso della forza del diritto contro il diritto della forza.
Nessun tentennamento nella speranza, non perché si è ingenui, ma proprio perché si è realisti e si sa che la forza della verità si impone sempre sulla pretesa verità della forza, anche quando la sopraffazione fa cadere il mondo nel buio. 
Sì, dal Servizio Civile dovreste imparare a rafforzare la speranza e a sentirvi paladini della nonviolenza difronte a quei vostri coetanei che l’hanno perduta.  
Gli ingenui sono coloro che credono di far giustizia con la violenza. Tutta la storia lo dimostra. Una storia che forse avete appena sfiorato perché nessuno ancor oggi insegna a scuola la storia della nonviolenza. Voi, forse, avete intercettato per pochi minuti le vicende di persone che hanno perduto la propria vita in nome della vita degli altri e non della morte degli altri. Sono questi campioni, dotati di una coscienza planetaria, che hanno eliminato la schiavitù, imposto l’uguaglianza di fronte alla legge, abolito i privilegi delle caste e dei titoli nobiliari, proibito la violenza sulle donne, sui bambini, sui disabili e cancellato perfino quelle abitudini assurde come il duello e le leggi a tutela dei maschi, dei colonizzatori, dei ricchi, dei bianchi, degli ecclesiastici e delle tradizioni ingiuste o assurde (come l’impurità femminile dopo il parto, l’infibulazione o la clitoridectomia).
E alla fine avreste dovuto apprendere la lezione tremenda della storia: nessuna conquista è definitiva. I diritti vanno conquistati ogni giorno, la democrazia va difesa in ogni istante, l’uguaglianza è posta a rischio ad ogni nuova elezione o relazione, ad ogni nuovo contatto, perciò si deve rimanere sempre in allarme, sempre attenti come sentinelle a non cadere nelle comodità del benessere privato a danno di quello pubblico. 
Insomma avremmo fatto nostra la lezione di Giacomo Ulivi, di Willy Graf, di Franz Jagerstatter, e di tutti coloro che da allora ad oggi, come Aung San Suu Kyi per fare un solo nome, hanno reagito con la dolcezza alla durezza, con la perseveranza allo sconforto, con la coscienza personale all’incoscienza pubblica, con l’impegno individuale all’indifferenza diffusa.
Avete capito che questi successi straordinari sono fragili e che la strada della giustizia e della fratellanza universale è lunga e in ripida salita, ma non potete prendervela comoda, altrimenti contribuirete ad allungare all’infinito questa carreggiata sconnessa che ammucchia rifiuti umani ai suoi lati e sfiora da anni il baratro di un conflitto nucleare.
Chi sta dalla parte della nonviolenza e vive l’oppressione degli altri come fosse propria ha in cuore un’urgenza incontenibile. Durante il Servizio Civile dovreste aver fatto vostra questa fretta di realizzare la giustizia, di eliminare le armi, subito, adesso; di rinunciare ora all’uso delle armi per difesa personale e di spezzare il vostro fucile immediatamente, senza esitazione e di accettarne le conseguenze. Esse saranno tanto più gravi e pesanti quanti meno saremo ad incamminarci lungo quest’erta. Dovreste aver compreso che quella salita non è una montagna, ma un ostacolo innaturale costruito dall’uomo, un piano inclinato sostenuto dall’omertà e dalla paura. Maggiore sarà il numero di coloro che si incamminano lungo quella salita scivolosa e più si abbasserà la pendenza e poi, d’un tratto, come nella caduta del muro di Berlino o nell’India decolonizzata, ci si troverà a scivolare tutti dalla parte opposta in un valanga di felicità sconfinata dove tutti si abbracciano pur senza conoscersi. 
E non sarà l’euforia di un solo giorno, ma uno stile condiviso, la posizione eretta di cui parlava Adler, la tendenza ad agire per il bene comune che, alla fine, sarà diventata automatica come il respiro.

Sandro Gozzo

Obiettore di coscienza