giovedì 26 giugno 2014

Ruolo dell'OLP



FRANCA CALTAROSSA

Mi risulta complicato definire il ruolo dell’OLP o più sinceramente non so da dove iniziare...

Mi chiedo: come mi pongo da operatore locale di progetto nei confronti di questi giovani che arrivano all’interno del servizio nel quale io lavoro da anni?
Due sono gli elementi che si incrociano: da un lato ci sono io e la mia lunga esperienza, per cui so con chiarezza quello che “vorrei”, dall’altro lato c’è ....


una giovane ragazza o un giovane ragazzo che porta con sé il proprio vissuto, la propria storia famigliare, il proprio percorso scolastico, le proprie aspettative, ecc…
Da qui nasce l’incontro personale e si sviluppa un metodo di lavoro che cerco di rendere e mantenere il più neutro e teorico possibile. Vale a dire che ogni tema o azione che si affronta si traduce poi in un dato di conoscenza e di esperienza da analizzare e da conservare.

Faccio un esempio: propongo ai volontari di realizzare un laboratorio manuale, progettato e attuato interamente da loro.
Da dove partire? Ovviamente dalle capacità e dalle conoscenze di ognuno. Ognuno ha delle abilità e le può mettere a disposizione della Ludoteca, che, come Servizio Comunale ha la fortuna di essere molto flessibile e aperto alle varie proposte. Ma… analizziamo le proposte: a volte sono smisurate, fuori contesto, a volte irragiungibili per gli scarsi mezzi a disposizione dal Servizio, a volte troppo limitate. Ecco che, nel dinamico rapporto tra volontari e struttura in cui operano, emerge il ruolo dell’OLP che è quello di dare misura, senso alle cose, mettere a fuoco quello che è possibile e quello che è impossibile, si rende perciò necessario far comprendere la funzione di una struttura che fornisce servizi alla cittadinanza.

Il ruolo di OLP mi impone di far osservare delle regole, e soprattutto di insegnare ai volontari come farle rispettare agli altri. Per cui importante è essere chiari, bisogna essere compresi perché poi a loro volta dovranno trasmettere regole e istruzioni ai vari utenti del Servizio. Nel rapporto tra OLP e volontari ci vuole disponibilità e apertura. Dall’incontro delle 2 figure deve emergere qualcosa di nuovo che rispetti l’uno e l’altro, qualcosa di inedito. Ognuno inevitabilmente perde qualcosa, ma ognuno guadagna qualcosa, quello che esce è un elemento nuovo, è il numero 3.

Io li ritengo passaggi obbligatori, tra noi “i grandi” e loro “i giovani”: Io devo saper comunicare e a loro volta devono imparare a comunicare tra loro, con l’OLP e con gli utenti del Servizio. E’ fondamentale essere compresi e farsi comprendere. Richiede ascolto e attenzione continua, non ci si può sottrarre dal ruolo di OLP, soprattutto nei primi periodi di lavoro, cioè fino a quando non si sono compresi bene i ruoli di ognuno e le proprie competenze.

Ho sempre pensato che per dare un significato all’opera dei volontari bisogna farli entrare nella macchina complessa del lavoro. Far comprendere i processi che portano alla realizzazione di un progetto. Ad esempio, chiedo a loro: Come si realizza una festa cittadina da realizzare in un parco pubblico? Analizziamo i vari passaggi:
1-     Calendario della giornata
2-     Richiesta dei permessi dell’uso del parco
3-     Cercare sponsor per merende
4-     Elaborare un progetto grafico per comunicare l’evento
5-     Pubblicizzazione dell’iniziativa (In tempo utile rivolgersi agli utenti via e-mail, e direttamente alle scuole del territorio con volantini e manifesti)
6-     Comunicare con chiarezza agli esperti esterni gli interventi che devono fornire
7-     Organizzare e allestire gli spazi dove si svolgeranno le varie azioni
8-     Disallestimento della festa
9-     Analisi e riflessioni sul lavoro svolto

Il progetto “Ludus….” impone loro anche un delicato compito presso il carcere femminile. Si rende fondamentale far uscire dalle mura carcerarie i bambini, loro malgrado reclusi. Una nuova legge “ICAM” (Istituto a custodia attenuata per detenute madri) permette ora di trattenere i bambini in una struttura annessa al carcere fino ai 6 anni. Per cui l’azione dei volontari permette ai bambini di uscire dalla casa di reclusione, portandoli al parco o in Ludoteca. D’estate si rende indispensabile l’ausilio dei volontari per far frequentare ai bambini che vivono in carcere, le spiagge del Lido di Venezia, dato che una generosa famiglia di Venezia ha messo a loro disposizione una capanna al mare. 

Questo e molto altro ancora è l’opera dei volontari nel Servizio Ludoteca e mi fa piacere quando per anni in seguito li vedo arrivare, per salutare, per rivedere i luoghi del loro lavoro e mi sembra di capire che quel periodo non sia passato invano.